Di solito chiedevamo perdono al loro posto. Eravamo abituati a chiedere scusa per ogni piccola cosa. Quando i turisti ci urtavano con le loro mani ciondolanti, eravamo noi i primi ad abbassare lo sguardo e a sorridere timidamente. Ricordo ancora la stoffa colorata della tovaglia che passavo in rassegna con i polpastrelli. La piegavo nel bordo e se trovavo una frangia la trasformavo in treccia. Certe parole erano pericolose e la più difficile era la parola timidezza. La duna veniva regolarmente seccata dal sole. La notte il freddo la faceva diventare cristallo nero. In tutta questa alternanza di caldo, freddo e secco, noi portavamo i turisti a vedere il cadavere di Caravaggio. Era un fantoccio di rami secchi e teli che avevamo costruito e sdraiato vicino al capanno del parco forestale. Raccontavamo la storia del ritrovamento agli inglesi. Inventavamo un mucchio di particolari assurdi. Il bianco degli occhi era fatto con una pallina bianca.Gli altri bambini ci aspettavano al noleggio delle biciclette, facevano a pugni per avere la bicicletta nera.
Siamo in un posto di mare in pieno inverno, il mio ex fidanzato cerca un posto per mangiare. Raggiungiamo una fiera del pesce poco affollata. Ci sono i banchetti colorati e le tende a righe rosa e azzurre. Il pesce fritto viene dato in coni di carta gialla, mentre mangiamo camminiamo con un passo molto lento.Decidamo di prendere un bus che ci porta in una strada in aperta campagna. Sul bus trovo mia madre e una ragazzina che deve andare a fare un provino. La ragazzina ha gli occhi trasparenti e i capelli neri e lunghi fino ai piedi. Ha una frangia spessa e una borsetta verde. Ci chiede informazioni per la fermata giusta. Provo molta tenerezza per lei e mi preoccupo per il suo provino, per la sua fermata in mezzo al nulla. Uno strano ragazzo con gli occhiali e con qualche ritardo mentale chiede all’autista di fermarsi davanti a un casolare/museo colmo di vecchi numeri di Topolino. La facciata del casolare è completamente crollata e si vede la struttura interna interamente piena di giornalini. La gente sul bus protesta dicendo che il bus deve arrivare in orario per la coincidenza alla grande curva e che la fermata davanti al casolare di topolino non è prevista. L’autista supera il casolare ma dopo poco torna indietro facendo inversione in modo brusco.